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Intervista al dottor Manzato, direttore del museo civico BAILO

Oggi, 31/10/2000, siamo andati al museo civico Bailo, per intervistare il dottor Manzato su Arturo Martini. Ecco il racconto della sua vita:

da ragazzo era sfortunato perché era nato in una famiglia povera; il papà non aveva praticamente lavoro, un lavoro fisso: partiva la mattina e faceva quello che capitava. Andava al mercato e lo chiamavano a fare un lavoro di facchinaggio oppure, se era più fortunato, entrava in una casa faceva servizi, il cameriere ecc. La moglie che faceva la cuoca, lavorava con un po' più di continuità, e procurava al marito qualche lavoro di questo tipo.

Erano diversi fratelli, un fratello e due sorelle sono in quattro bambini con la sua famiglia. In questa situazione in cui era poco seguito dai genitori, anche se la mamma era molto affettuosa, lui la ricorderà a lungo, quando diventa adulto le fa più di un ritratto e così via, questo bambino, questa famiglia povera dove si parlava anche molto poco, va a scuola. Noi sappiamo, se guardiamo le pagelle, che Arturo Martini, non era un bravo scolaro, perché è stato bocciato tre volte in prima, due volte in seconda e poi gli hanno dato, quando aveva 12 anni, anche se non aveva finito tutto il corso regolare, (all'ora si faceva fino alla terza) gli hanno dato la licenza della scuola elementare per raggiunti limiti di età.

A 15 anni inizia a modellare una testa di profilo, un rilievo con tratto di vecchia signora, comincia a fare delle statuine, non solo lui scriveva e si auto presentava nelle mostre che faceva.

Lui, quando andava a scuola, apparentemente era un cattivo scolaro, nel senso che non apprendeva, nel senso che era vispo, nel senso che era irrequieto, però dentro recepiva, comprendeva, anzi da una testimonianza che farà nei sui anni di scuola quando sarà più grande, sappiamo che aveva una grande sensibilità.

C'è un episodio in particolare che lui ricorda: in quegli anni, per i ragazzi, andava di moda leggere il libro " CUORE "; erano diversi episodi, diverse storie che parlavano di vicende di ragazzi, di ragazzi poveri accanto a ragazzi ricchi. Ce n'è una in particolare "Dagli Appennini alle Ande" di un bambino che parte alla ricerca della mamma che era emigrata nel sud America. Era il maestro che leggeva questa storia e, Arturo Martini ricorda che alla lettura di questa storia rimase così sconvolto che dovette accompagnarlo a casa il bidello e pianse per tre giorni; non capiva come i suoi compagni potessero continuare a fare la solita vita, i soliti giochi avendo sentito questa storia dalla quale lui era rimasto sconvolto. Vuol dire che questo bambino (che tutti credevano un bambino difficile, irrequieto, che non stava attento, che non capiva ) aveva una grande sensibilità: era un artista.

Che cos'è un artista? E' uno che è capace di fare oggetti (opere d'arte)che hanno una carica che va aldilà di quello che rappresenta.

ADAMO ED EVA

E' uno dei suoi capolavori, è una rappresentazione di Adamo ed Eva, non ben definiti nei loro caratteri fisici: la donna viene raffigurata con il corpo sottile, i seni e i capelli lunghi; Adamo, invece, ha un corpo più muscoloso, ma ambedue sono stilizzati. In quest'opera rappresenta in estrema sintesi il paradiso terrestre, l'albero con il serpente ancora attorcigliato e i due protagonisti, hanno girato le spalle: questo vuol dire che si sono lasciati alle spalle il paradiso terrestre. Essi si stanno scambiando la mela e nel farlo incrociano le braccia e sembra che si sostengano a vicenda; hanno un ginocchio leggermente sollevato perché stanno iniziando un cammino, che non è quello reale, ma quello della storia. Questi sono i nostri antenati, i progenitori della storia, hanno perso tutto il bene dato, dopo la loro scelta di mangiare il frutto e si incamminano nel tempo verso la storia. Martini è un artista che dimostra, in quest'opera, di vedere la realtà con occhi diversi dai nostri, vede qualcosa di diverso, ci dà delle indicazioni di tipo spirituale, parla soprattutto allo spirito per farci capire dei concetti che sono duraturi nel tempo e nella storia, universali perché non valgono solo per il momento e per le persone per cui l'opera è stata eseguita(questa è stata trovata in un giardino di una villa ad Aqui Terme, in Piemonte, però sta benissimo anche qui e continua a parlarci anche se non è più sul luogo dove l'hanno messa la prima volta e sono morte le persone che l'avevano richiesta, continua a esprimere questi concetti universali anche da noi: questa è un'opera d'arte, che ha delle cose da dire, dei significati da esprimere nel tempo.)

Un artista nasce con questo privilegio: un po' disturbato nella mente. Hanno iniziato, fin da quando era giovanotto, a chiamarlo (qua a Treviso)"el matto Martini", perché si comportava in modo bizzoso o strano. L'artista deve sforzarsi di cogliere questa realtà che va al di la della realtà quotidiana attraverso delle fessure, dei pertugi della mente. Parla una lingua diversa, ha una sensibilità diversa: questo era Arturo Martini che nessuno comprendeva. Il suo maestro faceva dire la preghiera ai suoi bambini e diceva di pregare per Arturo Martini perché non faccia una brutta fine. Ne uscì da questa situazione con impegno, costanza e pazienza; va a scuola nel momento in cui diventa più maturo: la mattina andava alla stazione e all'arrivo dei treni si offriva di portare le valigie dei viaggiatori, in cambio di una piccola mancia, la sera andava a scuola. Con i soldi del giorno pagava, la sera, un maestro di disegno, Giorgio Martini (non era suo parente). Così li, aveva modo di esprimersi fece la sua prima opera a 16 anni, nel 1905: ha copiato il ritratto della mamma di G. Martini. Un po' alla volta iniziò a fare ritratti più complicati e andava a visitare il museo Bailo di una volta e il direttore di quell'epoca, un abate, che era anziano, aveva capito che questo ragazzo era intelligente, che valeva; gli dava qualche soldo, lo mandava a Torcello da un suo amico e lui lì copiava i marmi antichi, poi parla al sindaco e gli fa avere una borsa di studio (900 lire) per fargli frequentare l'accademia di Venezia. Però lui non aveva la pazienza, la costanza di seguire le lezioni: allora va nello studio del professore di anatomia (insegnava a modellare) e, trovando delle fotografie di Medardo Rosso (uno scultore rivoluzionario per aver abbandonato la statuaria classica e aver fatto dei ritratti impressionisti), cambia completamente stile e diventa seguace di Medardo Rosso.

A 18 anni prende il treno e va a Milano per vedere una mostra di uno scultore di origine polacca e rimane impressionato dalle forme tormentate delle sculture che danno più vibrazione e mobilità alla figura.

Intanto a Treviso si diffonde la voce che c'è un ragazzo che vale e che può diventare un grande artista.

Infine un industriale che possedeva una fabbrica di ceramiche, Gregorio Gregori, una persona molto aperta e intelligente, fa chiamare Martini e gli propone di andare a studiare all'estero per farlo diventare un artista moderno.

Martini si reca a Monaco, dove era avvenuta una rivoluzione di artisti detta di secessione, là frequenta una scuola seguito dal maestro Augusto Font Ildebrant. In questa città cambia il suo stile da particolareggiato a semplice e geometrico.

Al ritorno a Treviso è un artista moderno che riesce a modellare la ceramica molto facilmente. Gregori lo fa entrare in un gruppo di artisti specializzati nel fare i desing, a produrre statuine, piatti e vasi in stile secessionista.

Più tardi Martini, a causa del suo caratteraccio si scontra con il direttore dello studio artistico che poi si lamenta con Gregori. Quest'ultimo però non lo obbliga a rimanere nella fabbrica perché preferisce tenersi l'artista giovane e produttivo rispetto a quello anziano.

Da questo momento inizia l'ascesa di Martini anche se sarà sempre tormentata. Infatti lui era sempre desideroso di denaro e quando ne guadagnava lo spendeva sempre pagando cene agli amici o regalandone ai poveri. Rimane sempre produttivo anche se non ha fortuna perché cambia continuamente stile. A volte fa opere sperimentali cercando di scolpire lo spazio che entra all'interno della figura. Così faranno anche Toni Benetton che è stato suo allievo creando sculture in ferro e Mur, che partirà proprio dalle ultime opere di Martini. Quindi lui apre una strada agli artisti futuri.

Martini non era un bravo combattente e nella prima guerra mondiale cerca di nascondersi, ma viene scoperto e mandato a fare cannoni ed altre armi.

Dopo la guerra sposa la figlia di un panettiere e va ad abitare in un ex convento ad Abano Ligure ma, a causa del suo lavoro si spostava in continuazione avendo un rapporto burrascoso con la sua famiglia. Per questo i suoi figli dicevano di "odiarlo" perché non era un bravo padre.

Martini, dopo il matrimonio, si allontana quindi da Treviso per staccarsi un po' dalla sua città. Si trasferisce definitivamente dopo la morte della madre, ma mantiene sempre i rapporti con la famiglia e con uno dei suoi più grandi amici: Luigi Bailo.

Successivamente nel 1931 Martini vince il primo premio della prima edizione di un concorso a Roma, istituito da Mussolini. Grazie a questo premio di 10.000 (per quell'epoca erano molti soldi), Martini riesce a comprarsi una casa.

Diventò così il primo artista nazionale grazie a questo concorso che oggi si chiama quadriennale di Roma e a molti altri a cui partecipò in seguito.

Quindi Martini ha avuto una grande vocazione per l'arte che lui ha portato avanti per circa 40 anni nonostante molti sacrifici, ma con una grande determinazione e costanza.

 

 

Autori:

Testo di: Sara, Fabio,
 

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